logo psr regione emilia romagna

E’ partita, già nel 2011, dall’Emilia Romagna, regione leader nel settore turistico, una ricerca sostenuta dall’Osservatorio Regionale sul Turismo, a cura del Centro Studi di Firenze, molto articolata e seria, certamente all’avanguardia su “L’ENOGASTRONOMIA E LO SVILUPPO TURISTICO DEI TERRITORI”, la quale  presentava l’enogastronomia come una vera e propria cultura trasversale.

Spiegando che il valore dell’enogastronomia passa trasversalmente tra le motivazioni, le soddisfazioni, le valutazioni del turista, oltre ad assumere sempre più carattere attrattivo di per sé.

Una valutazione effettiva del peso del richiamo può essere complessa. Da una parte si possono valutare i flussi legati alle produzioni tipiche e agli eventi specializzati, dall’altra indagare quale peso viene dato alla componente enogastronomica all’interno dei diversi ambiti di motivazione.

È un turismo che fa i conti con dimensioni del comportamento umano che vanno al di là di un mero consumo.

Se è vero che, in generale, attraverso l’attività turistica avviene un consumo non solo fisico, ma anche simbolico del prodotto turistico e del suo spazio, per il turismo enogastronomico tale dimensione appare ancora più pressante. La dimensione esperienziale, che sta assumendo i contorni di elemento principe per i consumi in genere e per il turismo in particolare, raggiunge in questa motivazione valori molto alti”[1].

Ebbene, questa ricerca è quanto mai attuale poiché l’enogastronomia rappresenta, oggi più di ieri, un settore cardine per il turismo. Si tratta, invero, di una prospettiva che negli ultimi anni si è andata man mano consolidando, fino a diventare un brand determinante per lo sviluppo turistico di un territorio.

Difatti quello enogastronomico, resta, forse, l’unico settore che permette di “allungare” l’esperienza oltre la visita senza perdere l’autenticità.

Il viaggio enogastronomico può continuare una volta rientrati al luogo di residenza, attraverso l’acquisto dei prodotti sperimentati sul territorio, la loro preparazione, i ristoranti specializzati.

Un sistema che può generare una economia sensibilmente più ampia del fatto turistico puro attraverso la vendita dei prodotti, i corsi o le pubblicazioni per la loro preparazione.

Una ‘reason why’ in grado di attirare il turista o di alimentare il commercio con un passaparola che non è fatto di vocaboli ma di sapori, fragranze, piaceri ed emozioni”[2].

Così l’esperienza enogastronomica fornisce valore aggiunto di piacere ad un momento ripetuto e funzionale della quotidianità.

Il turismo enogastronomico propone, suggerisce ancora il documento, un’ulteriore possibile lettura, coniugando l’esperienza straordinaria del fare turismo a un desiderio di ritorno alla disciplina della terra (e ai suoi prodotti, locali, tipici, autentici).

Si uniscono così la dimensione dello svago e dall’altro con la ricerca di una radice antica e vera, la spensieratezza e la profondità.

Indubbiamente la ricerca dell’autenticità e della tradizione sono le fondamenta dalle quali bisogna partire per dar vita ad un turismo di qualità, capace di associare al relax una dimensione rigenerativa, a partire dal gusto, per riscoprire sapori ormai perduti e vivere un territorio in primis dai suoi prodotti.

Il  legame, si legge a p. 10 dello studio, tra enogastronomia e turismo, diventa perciò indissolubile e, soprattutto “dal punto di vista turistico, rappresenta un punto di forza in quanto:

  1. I prodotti tipici, gli esercizi della ristorazione, il vino, gli itinerari dei sapori e le aziende agricole, se fanno parte dell’immaginario dei turisti, diventano “portavoce” del territorio e della sua marca, veicolandone l’immagine e la notorietà.
  2. I territori puntano alla valorizzazione dei prodotti tipici e più in generale dell’enogastronomia, per arricchire di significati i loro prodotti turistici tradizionali e attribuire un valore aggiunto legato soprattutto alle emozioni e all’esperienza del viaggio.
  3. I territori che godono di un’immagine legata alla natura e alla genuinità, possono utilizzare strategicamente questi valori profondamente simbolici e tanto ricercati dai turisti. L’enogastronomia può diventare un attrattore anche per l’economia turistica, in particolare quando è contraddistinta da elementi unici e non riproducibili, che “obbligano” a recarsi in quel luogo e solo lì, per gustare prodotti spesso molto di nicchia, a produzione e distribuzione limitata.

Un’esperienza che debba essere pertanto unica, capace di attrarre e di fare da elemento catalizzatore per il territorio.

Parlare di gusto sarà come parlare di luoghi, luoghi fisici e della memoria. Luoghi da scoprire e luoghi da ricordare…

Enogastronomia e turismo narrano dunque una storia da vivere e gustare, senza dimenticare le proprie radici e l’importanza del cibo che viene dalla terra per il benessere di ognuno di noi.

Senza dubbio una “buona” formula tutta da scoprire con gli occhi attenti e curiosi del turista vicino alle proprie esigenze ma anche e soprattutto del territorio che va a visitare.

[1] Vedi il link: http://imprese.regione.emilia-romagna.it/turismo/temi/osservatorio-regionale-sul-turismo/lenogastronomia-e-lo-sviluppo-turistico-dei-territori

[2] Ibid.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *